Il Vietnam è uno dei pochi paesi al mondo dove milioni di persone utilizzano ancora quotidianamente la moto come principale mezzo di trasporto. Si stima che nel paese circolino oltre 70 milioni di motocicli, quasi uno per ogni abitante adulto. In molte città le moto non sono semplicemente un mezzo per spostarsi, ma una vera estensione della vita quotidiana: trasportano famiglie intere, merci, animali e persino piccoli negozi ambulanti.



Il Vietnam è stato uno dei viaggi più particolari che abbia mai fatto. Non perché sia un posto "difficile" o particolare nel senso strano del termine, ma perché è un paese che sembra vivere su un filo: il passato e il presente si intrecciano costantemente, il antico e il moderno convivono nello stesso spazio, il caos e la calma si alternano senza preavviso. Abbiamo deciso di andare con mia madre, e proprio questo ha reso il viaggio ancora più speciale: non è un viaggio dove corri da un'attrazione all'altra, ma dove ti fermi a osservare.
La prima cosa che ti colpisce quando arrivi a Ho Chi Minh City — ancora oggi molti la chiamano Saigon — è il suono. Non è il suono di una sola cosa, ma di mille cose insieme. Le moto rimangono il mezzo di trasporto dominante, e il loro ronzio costante è la colonna sonora della città. Non c'è quasi nessun angolo dove tu possa stare fermo senza sentire qualcosa che ti accade attorno.
In Ho Chi Minh City abbiamo girato i quartieri, non gli edifici principali. È da lì che capisci come vive veramente la gente. Trovi venditori di street food in ogni angolo, gente che dorme nei sotterranei per stare al fresco, anziani che si siedono sulle scale davanti casa a guardare il mondo che passa. L'architettura è un mix di francese coloniale, edilizia comunista, e altissime torri moderne. È tutto disordinato, ma in un modo che ha un suo senso.
Abbiamo passato un'intera pomeriggio in un café poco turistico, dove il proprietario ci ha insegnato a preparare il caffè vietnamita con il filtro tradizionale. È una cosa semplice, ma che racconta molto della cultura: il caffè è una cerimonia, uno spazio dove sedere, non uno stimolo da consumare al volo.
Scendendo verso sud, abbiamo raggiunto il Mekong, e tutto cambia. Il fiume è la strada, l'economia, la vita. Can Tho è il centro principale della regione, e da lì si partono i tour sui canali. Non è come immaginavo dal turismo di massa: certo, ci sono i tour, ma se ti allontani una mezzora dalla rotta principale, trovi villaggi dove il tempo sembra essersi fermato. Persone che vivono interamente sul fiume, case costruite su pali di legno, bambini che si tuffano in acqua.
Abbiamo visitato un mercato galleggiante, ma non il più noto dove vanno in tanti turisti. È stato un mattino surreale: donne che vendono frutta da piccole barche, bambini che remano verso la scuola, il sole che sale sul fiume. La cosa che mi ha colpito più di ogni altra è la semplicità — non è spettacolizzato, è solo come vivono le persone lì.
Salendo verso nord, verso Hanoi e oltre, il paesaggio diventa quasi un dipinto. Le montagne sono ricoperte da terrazzamenti di riso che si snodano su e giù dal paesaggio. Sono stato in molti posti con paesaggi montani, ma questi terrazzamenti hanno una bellezza particolare: non sono solo campi, ma il risultato di generazioni di lavoro, di una comprensione profonda del territorio.
Hanoi è il caos totale, ma un caos completamente diverso da Saigon. È più compatta, più antico-coloniale, più... vietnamita nel senso di capitale imperiale. Il Quartiere Vecchio è un labirinto dove ogni strada ha un suo scopo preciso: una strada è tutta gioiellerie, l'altra tutta libri, l'altra ancora tutto attrezzi di ferro. Non è ordinato, ma è organizzato.
Dopo il caos delle città, abbiamo raggiunto Phu Quoc, un'isola nel sud. L'isola sta cambiando rapidamente: da un lato ancora spiagge dove puoi trovare pescatori locali, dall'altro già cominciano i mega resort e gli hotel di lusso. È come vedere il Vietnam in tempo reale che sta scegliendo quale direzione prendere. Abbiamo affittato una moto (cosa che consigli vivamente se sei in Vietnam!) e abbiamo girato l'isola verso i villaggi piccoli, lontani dalle spiagge principali.
Quello che mi ha rimasto più in mente di Phu Quoc è la semplicità delle comunità di pescatori: donne che asciugano il pesce al sole su tappeti di paglia, uomini che aggiustano le reti, bambini che giocano nei villaggi. È autentico in un modo che è sempre meno facile trovare nei grandi centri turistici.
Il cibo in Vietnam è una costante sorpresa. Non è solo buono, è molto specifico. Ogni regione ha i suoi piatti: al nord i brodi densi e i piatti più dolci, al sud i piatti più piccanti e acidi, nel Mekong il pesce è protagonista in ogni forma. Abbiamo mangiato in ristoranti "turistici" e in negozietti dove il menù era solo scritto a mano sulle pareti. La differenza di prezzo è enorme, ma la qualità... beh, a volte il negozio piccolo era migliore.
Le persone che abbiamo incontrato in Vietnam hanno una pazienza e una disponibilità che non era predettibile. Nonostante la mancanza di una lingua comune, le persone cercavano sempre di aiutare, di fare conversazione, di insegnare qualcosa. Non è il Vietnam "del turismo di massa" dove tutti hanno una battuta pronta, ma il Vietnam autentico dove la gente è genuinamente curiosa di chi sei.
Se dovessi riassumere il Vietnam, direi che è un paese che non si lascia incasellare in una sola descrizione. É passare dal caos totale delle città al silenzio del Mekong, dal freddo delle montagne del nord al caldo appiccicaticcio del sud. É vedere persone che vivono ancora in casa costruite su pali di legno poco distante da grattacieli di lusso. É un paese dove la modernità e la tradizione non si riconoscono come nemiche, ma convivono — a volte malamente, a volte in modo perfetto.
Quello che resterà con me di questo viaggio non è una singola esperienza, ma il senso di aver visto qualcosa di vero — un paese dove il turismo non ha ancora levigato tutti gli angoli, dove le persone hanno ancora i loro ritmi, le loro abitudini, i loro contrasti. È una cosa rara questi giorni, e il Vietnam la ha ancora — almeno per continuare a scoprire un paese che conserva ancora molte sfaccettature diverse tra loro.