I Peucezi erano una delle popolazioni messapiche che abitavano la Puglia centrale prima dei Romani. Hanno lasciato tracce straordinarie nel territorio: dolmen millenari, menhir e insediamenti rupestri che ancora oggi punteggiano l’Alta Murgia.



Distanza: circa 170 km — Tappe: 8–10 giorni — Difficoltà: medio-bassa
La Via Peuceta è un cammino diverso. Meno conosciuto, meno frequentato, meno raccontato. E forse per questo più prezioso. Prende il nome dai Peucezi: una delle popolazioni messapiche che abitavano la Puglia centrale prima dei Romani.
Il cammino attraversa l’entroterra pugliese, quello meno conosciuto. L’Alta Murgia è un altopiano brullo che a prima vista sembra desolato, poi ci cammini dentro e capisci che è vivo in un modo tutto suo.
Troverai colline verdi, pascoli, pastori. Ho avuto la fortuna di dormire in una masseria e cenare con un agnello e patate al forno insieme al sindaco della città. Poi attraverserai i meravigliosi borghi come Gravina in Puglia, Altamura, Santeramo in Colle, che nascondono un pane fatto nel forno a legna il cui sapore non lo rimpiazzerai mai.
La cucina dell’Alta Murgia è povera nel senso più nobile del termine. Pane di Altamura, presidio Slow Food, crosta spessa, mollica gialla, profumo che dura giorni. Fave e cicoria. Lampascioni, i bulbi selvatici amari che qui cucinano in mille modi. Agnello alle erbe. Vino primitivo servito in caraffe di terracotta.
È una cucina che non cerca di impressionarti. E spesso è la cosa più buona che hai mangiato in anni. Al mattino, la prima tappa era il forno: pizze, focacce e pane caldo erano i miei migliori amici per la prima ora del viaggio.
Fai questi cammini in primavera o in autunno: il meteo ti aiuta e i sentieri sono quasi vuoti. Puoi farlo da solo e scoprire una versione di te che non conoscevi. Puoi farlo in compagnia e scoprirai quella persona in un modo che nessun altro contesto ti permetterebbe.
Per lo zaino: poche cose, quelle essenziali. Le scarpe sono fondamentali, sceglile bene. Non sottovalutare i calzini: tecnici e buoni, ne va della tua sopravvivenza. Prenditi qualche giorno all’andata e al ritorno per vivere le città di partenza e di arrivo: sono tra le più belle che potresti visitare in Italia. E infine, portati un quadernino: rileggerlo qualche anno dopo sarà un’emozione speciale.